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Così rubavano i segreti ferrari.....


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E' un pò lungo però....

Parla il procuratore di Colonia e si arricchisce di particolari la storia dei progetti trafugati da Maranello alla Toyota. L'ex-dipendente italiano ha confessato.

MONACO (Germania), 3 dicembre 2004 - La spy-story si arricchisce di nuovi, clamorosi, particolari. La vicenda ormai è nota, riguarda i progetti segreti Ferrari trafugati da un ex dipendente infedele che li avrebbe portati in "dote" alla Toyota, presso la quale si era successivamente trasferito. La procura di Modena ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex dipendente in questione, Angelo Santini, nonché di Mauro Iacconi, a sua volta ex Ferrari, oggi titolare di un’azienda meccanica di precisione. Adesso, direttamente dal palazzo di giustizia di Colonia, in Germania, arrivano informazioni che non soltanto confermano il ruolo di Santini quale elemento-chiave dell’intricato giallo di spionaggio industriale nella F.1, ma aprono interrogativi inquietanti sul coinvolgimento della stessa Toyota.

Siegmar Raupach, procuratore capo della città tedesca, che ha collaborato nell’inchiesta con la procura della Repubblica di Modena, al telefono con la Gazzetta dello Sport conferma che il Santini ha ammesso di aver trasferito ai nuovi datori di lavoro giapponesi segreti della Ferrari. Ma, cosa ancora più grave, il magistrato afferma che anche la Toyota ha ammesso,a sua volta, di avere rielaborato i programmi ottenuti dal tecnico italiano e adesso si oppone a che venga restituito alla Ferrari il materiale sequestrato dalla polizia tedesca nella fabbrica di Marsdorf, presso Colonia. Il procuratore capo Raupach fornisce, innanzitutto, sorprendenti dettagli, da vero romanzo di spie, sulla prima fase sul suolo tedesco dell’inchiesta, culminata il 30 ottobre dello scorso anno nella clamorosa perquisizione alla Toyota da parte di agenti della polizia criminale di Colonia e di loro colleghi italiani.

"Disponemmo la perquisizione dietro richiesta di collaborazione della Procura di Modena e vi parteciparono due funzionari della polizia italiana. Ma, e questo è davvero un aspetto molto interessante del caso, i due poliziotti erano stati in precedenza istruiti a lungo presso la Ferrari a Maranello, onde poter essere assolutamente in grado di trovare nei computer della Toyota il software del programma che sarebbe stato rubato alla Ferrari". L’addestramento ricevuto dai funzionari della polizia italiana si è rivelato assolutamente perfetto ed efficace. La perquisizione ha dato i risultati che ci si prefiggeva: "Quello che cercavano è stato trovato — continua Raupach —, sono stati rinvenuti software in quantità notevole, riversati nel programma della galleria del vento della Toyota".

Galleria del vento. Ovvero il cuore dell’aerodinamica della fabbrica che costruisce le monoposto giapponesi di F.1. Angelo Santini, ex dipendente Ferrari, è un tecnico aerodinamico e in quella veste lavorava a Marsdorf. I sospetti su di lui erano troppo precisi, i risultati della perquisizione schiaccianti. Dopo aver trascorso qualche ora in stato di fermo, mentre gli agenti tedeschi perquisivano anche la sua abitazione privata, l’italiano non ha potuto fare altro che arrendersi all’evidenza.

"Il principale accusato — conferma il procuratore capo di Colonia pur non facendone il nome — l’uomo che aveva lavorato alla Ferrari, ha ammesso di aver portato il materiale dalla Ferrari e averlo riversato alla Toyota". Per la cronaca: a fine ottobre scorso Angelo Santini è stato licenziato dalla Toyota Motorsport. La prima parte dell’inchiesta che ha coinvolto gli inquirenti tedeschi poteva dirsi, in quel momento, conclusa. A questo punto restavano da attendere gli ulteriori passi della magistratura italiana. Che a un certo momento ha chiesto, ovviamente, l’invio a Modena del materiale sequestrato.A a questo punto, ecco l’incredibile - e il procuratore Raupach è il primo a stupirsi - presa di posizione del team giapponese: "La Toyota ha fatto opposizione per vie legali a che il materiale sequestrato venga trasferito in Italia secondo la procedura della collaborazione giudiziaria (con la magistratura italiana; n.d.r.)".

Il magistrato spiega il motivo dell’opposizione della Toyota, definendolo egli stesso abenteuerlich (in tedesco avventuroso, ma anche stravagante o rischioso; n.d.r.): "Hanno detto: abbiamo ripreso tutti i programmi software della Ferrari nel nostro programma e, se adesso gli rendiamo il materiale, ci sarà un vantaggio per la Ferrari. Perché adesso ci sono insieme anche i nostri programmi e noi non possiamo più lavorarci ulteriormente. Ovvero il software ex Ferrari è ormai mischiato con il software di nostra proprietà e se noi lo rendiamo, la Ferrari si ritroverà con più di quanto le è stato rubato". Una posizione che appare piuttosto incredibile. Sulla sorte dei files sequestrati e fermi a Colonia ora deve dare un parere definitivo il tribunale della città tedesca. Ma non sarà una cosa né semplice né veloce. Il tribunale ha infatti già fatto sapere alla Procura che, prima di decidere se accogliere o meno l’opposizione della Toyota, vuole avere un elenco dettagliato del contenuto dei files.

A questo proposito, il procuratore quasi esclama: "Ma è una cosa davvero difficile da realizzare! Si tratta di un materiale immenso. Se stampassimo i files ci vorrebbero più di diecimila pagine di carta, i fogli riempirebbero un’intero padiglione della fiera! Adesso vedremo come procedere, siamo in trattative con il tribunale, speriamo che la decisione venga presa presto". L’impressione è che ci siano forti pressioni perché quei files non raggiungano tanto facilmente e in fretta la Procura di Modena. C’è un ulteriore aspetto della vicenda. Anche questo non privo di risvolti quantomeno ingarbugliati. La confessione di Angelo Santini ha, ovviamente, indotto la procura tedesca a ipotizzare l’esistenza di un possibile reato perseguibile anche in Germania: quello, sancito dall’articolo 17 della legge contro la illecita concorrenza che sancisce la rivelazione di segreti aziendali.

"Naturalmente - prosegue il procuratore Raupach - la legge tedesca ci impone di agire anche se veniamo soltanto a conoscenza di un possibile reato, pur se attraverso resoconti di stampa. Per questo anche noi abbiamo aperto un procedimento istruttorio, ripeto al momento soltanto un’istruttoria, contro il principale indiziato (Santini; n.d.r.) e altre persone (sembra quattro; n.d.r.) della Toyota Motorsport che insieme con il personaggio in questione hanno permesso, per così dire, il riversamento di questo software sui computer della Toyota. Non contro la Toyota in sé, perché in Germania non è possibile procedere contro un’azienda".

Ma adesso quest’istruttoria della procura tedesca, che reca il numero di protocollo 117Js604/03, è bloccata: "Non possiamo procedere ulteriormente finché da Modena non ci comunicano i motivi delle loro richieste di rinvio a giudizio. Per ora abbiamo soltanto notizie dai giornali, comunque abbiamo già inviato in Italia una richiesta in tal senso. Ma io mi domando: sulla base di cosa hanno proceduto i colleghi italiani, se tutto il materiale sequestrato alla Toyota è ancora qui a Colonia?".

Un altro aspetto al momento più che oscuro di questo giallo. Che, evidentemente, è solo all'inizio. E che rischia di far tremare tutta la F.1.

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